giovedì, 10 maggio 2007, ore 10:29
«Se fossi stato solo deputato sabato in piazza sarei andato al Family day». Francesco Rutelli rompe gli indugi e avvisa: «Sarà una delle più grandi manifestazioni che il nostro Paese abbia mai visto e sono sicuro che avrà un segno positivo»
Disgustorama!
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politica
giovedì, 19 aprile 2007, ore 10:31
Angela, una delle cinque ragazze immortalate nelle immagini accanto al leader della Cdl a Villa Certosa, parla senza chiedere un quattrino con Alfonso Signorini su Radio Montecarlo. E svela la più innocente delle verità: a Villa Certosa c’era «una riunione di giovani azzurri». Con lei e le altre quattro ragazze immortalate dall’obiettivo nascosto «c’erano altre persone cancellate dai ritocchi dei fotografi».
Quindi Angela, che rivendica con orgoglio di «essere da tanti anni un’attivista di Fi» e di guadagnare «mille euro al mese come qualsiasi dipendente» per qualche partecipazione a trasmissioni tv, accusa: «È stata una cosa di bassissimo livello. Evidentemente non trovano altro modo di attaccare Berlusconi, un uomo che fa politica per il popolo, non per mettere i soldi nelle sue tasche».
SILVIO, E' SCESO IN CAMPO E L'HA FATTO PER NOOOOOI !!!
P.S. IL BELLO DI INTERNET E' CHE QUANDO PENSI DI AVER LETTO DI TUTTO VIENI PUNTUALMENTE CONTRADDETTO 
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propaganda
mercoledì, 18 aprile 2007, ore 10:04
Il Ministro della Salute Livia Turco ha illustrato i risultati, al 30 marzo 2007, del monitoraggio dei Piani regionali di contenimento dei tempi di attesa per prestazioni sanitarie erogate sia in regime ambulatoriale che di ricovero, anche nell’ambito di pacchetti di prestazioni o percorsi diagnostico-terapeutici ove definiti .
Di seguito i tempi massimi stabiliti per alcune prestazioni:
AREA ONCOLOGICA
Regime ambulatoriale
• Le prestazioni in regime ambulatoriale (visita, diagnostica) vengono garantite con un tempo massimo di attesa variabile tra i 10 e i 60gg.
Regime di ricovero
• Le prestazioni in regime di ricovero per interventi chirurgici sono garantite entro 30gg.
AREA CARDIOVASCOLARE
Regime ambulatoriale
• Le prestazioni relative a visite ed esami diagnostici sono erogate con un tempo massimo di attesa che varia tra 10 e 90 gg.
Regime di ricovero
• Le prestazioni (coronarografia, bypass aorto-coronario/angioplastica, endoarteriectomia carotidea, etc.) sono garantite in un tempo massimo variabile tra 30 e 180 gg.
AREA MATERNO INFANTILE
Regime ambulatoriale
• Le prestazioni (visite, diagnostica) sono erogate con un tempo massimo di attesa che varia da 10 a 60 gg.
Regime di ricovero
• Prestazioni garantite entro 60 gg.
AREA GERIATRIA
Regime ambulatoriale
• Le prestazioni relative a visite ed esami diagnostici sono assicurate in un tempo massimo di attesa compreso tra 10 e 60 gg.
Regime di ricovero
• Le prestazioni (cataratta, protesi anca, etc) sono garantite in un tempo massimo che varia da 30 a 180gg.
Fonte: Ufficio stampa Ministero della Salute 2007.
P.S. E LE PUBBLICANO PURE, NON E' CHE CI SIA DA ESSERE MOLTO FIERI NO?
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politica, notizie
venerdì, 13 aprile 2007, ore 10:18
Il leader di Alleanza Nazionale Gianfranco Fini accusa il ministro degli Esteri Massimo D'Alema di "omissione". Intervenendo a Montecitorio, Gianfranco Fini ha accusato il governo di "reticenze, di omissioni", perche' "quel che a noi risulta e' che il governo Karzai non era disponibile ad accogliere le richieste dei terroristi talebani alla liberazione dei prigionieri. Karzai ha detto chiaramente di aver subito pressioni dal presidente Prodi. E nel momento in cui Karzai ha ceduto e si e' piegato alla richiesta di Prodi, a noi risulta che Prodi ha vagheggiato l'ipotesi del ritiro dall'Afghanistan".
1) Gianfranco, dove cazzo sono le prove?
2) SE ANCHE FOSSE, sarebbe stato un mezzo per ottenere un fine più che nobile.
3) Prodi praticamente non può, per vari motivi, ritirare gli italiani dall'Afganistan e quindi SE FOSSE è stato un bluff ben riuscito. Cazzo vuoi ora?
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domenica, 01 aprile 2007, ore 16:21
«Dove trovo una testimonianza
della solidarietà fra gli uomini,
quella è la mia religione».
Ermanno Olmi
bhikkhu
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religione
mercoledì, 28 marzo 2007, ore 17:49
NOTA DEL CONSIGLIO EPISCOPALE PERMANENTE DELLA CEI ''A RIGUARDO DELLA FAMIGLIA FONDATA SUL MATRIMONIO E DI INIZIATIVE LEGISLATIVE IN MATERIA DI UNIONI DI FATTO''
''L'ampio dibattito che si e' aperto intorno ai temi fondamentali della vita e della famiglia ci chiama in causa come custodi di una verita' e di una sapienza che traggono la loro origine dal Vangelo e che continuano a produrre frutti preziosi di amore, di fedelta' e di servizio agli altri, come testimoniano ogni giorno tante famiglie. Ci sentiamo responsabili di illuminare la coscienza dei credenti, perche' trovino il modo migliore di incarnare la visione cristiana dell'uomo e della societa' nell'impegno quotidiano, personale e sociale, e di offrire ragioni valide e condivisibili da tutti a vantaggio del bene comune''. La Chiesa da sempre ha a cuore la famiglia e la sostiene con le sue cure e da sempre chiede che il legislatore la promuova e la difenda. Per questo, la presentazione di alcuni disegni di legge che intendono legalizzare le unioni di fatto ancora una volta e' stata oggetto di riflessione nel corso dei nostri lavori, raccogliendo la voce di numerosi Vescovi che si sono gia' pubblicamente espressi in proposito. E' compito infatti del Consiglio Episcopale Permanente 'approvare dichiarazioni o documenti concernenti problemi di speciale rilievo per la Chiesa o per la societa' in Italia, che meritano un'autorevole considerazione e valutazione anche per favorire l'azione convergente dei Vescovi' (Statuto C.E.I., art. 23, b).
Non abbiamo interessi politici da affermare; solo sentiamo il dovere di dare il nostro contributo al bene comune, sollecitati oltretutto dalle richieste di tanti cittadini che si rivolgono a noi. Siamo convinti, insieme con moltissimi altri, anche non credenti, del valore rappresentato dalla famiglia per la crescita delle persone e della societa' intera. Ogni persona, prima di altre esperienze, e' figlio, e ogni figlio proviene da una coppia formata da un uomo e una donna. Poter avere la sicurezza dell'affetto dei genitori, essere introdotti da loro nel mondo complesso della societa', e' un patrimonio incalcolabile di sicurezza e di fiducia nella vita. E questo patrimonio e' garantito dalla famiglia fondata sul matrimonio, proprio per l'impegno che essa porta con se': impegno di fedelta' stabile tra i coniugi e impegno di amore ed educazione dei figli.
Anche per la societa' l'esistenza della famiglia e' una risorsa insostituibile, tutelata dalla stessa Costituzione italiana (cfr artt. 29 e 31). Anzitutto per il bene della procreazione dei figli: solo la famiglia aperta alla vita puo' essere considerata vera cellula della societa' perche' garantisce la continuita' e la cura delle generazioni. E' quindi interesse della societa' e dello Stato che la famiglia sia solida e cresca nel modo piu' equilibrato possibile.
A partire da queste considerazioni, riteniamo la legalizzazione delle unioni di fatto inaccettabile sul piano di principio, pericolosa sul piano sociale ed educativo.
Quale che sia l'intenzione di chi propone questa scelta, l'effetto sarebbe inevitabilmente deleterio per la famiglia.
Si toglierebbe, infatti, al patto matrimoniale la sua unicita', che sola giustifica i diritti che sono propri dei coniugi e che appartengono soltanto a loro. Del resto, la storia insegna che ogni legge crea mentalita' e costume.
Un problema ancor piu' grave sarebbe rappresentato dalla legalizzazione delle unioni di persone dello stesso sesso, perche', in questo caso, si negherebbe la differenza sessuale, che e' insuperabile.
Queste riflessioni non pregiudicano il riconoscimento della dignita' di ogni persona; a tutti confermiamo il nostro rispetto e la nostra sollecitudine pastorale. Vogliamo pero' ricordare che il diritto non esiste allo scopo di dare forma giuridica a qualsiasi tipo di convivenza o di fornire riconoscimenti ideologici: ha invece il fine di garantire risposte pubbliche a esigenze sociali che vanno al di la' della dimensione privata dell'esistenza.
Siamo consapevoli che ci sono situazioni concrete nelle quali possono essere utili garanzie e tutele giuridiche per la persona che convive. A questa attenzione non siamo per principio contrari. Siamo pero' convinti che questo obiettivo sia perseguibile nell'ambito dei diritti individuali, senza ipotizzare una nuova figura giuridica che sarebbe alternativa al matrimonio e alla famiglia e produrrebbe piu' guasti di quelli che vorrebbe sanare.
Una parola impegnativa ci sentiamo di rivolgere specialmente ai cattolici che operano in ambito politico. Lo facciamo con l'insegnamento del Papa nella sua recente Esortazione apostolica post-sinodale Sacramentum Caritatis: ''i politici e i legislatori cattolici, consapevoli della loro grave responsabilita' sociale, devono sentirsi particolarmente interpellati dalla loro coscienza, rettamente formata, a presentare e sostenere leggi ispirate ai valori fondati nella natura umana'', tra i quali rientra ''la famiglia fondata sul matrimonio tra uomo e donna'' (n. 83).
''I Vescovi - continua il Santo Padre - sono tenuti a richiamare costantemente tali valori; cio' fa parte della loro responsabilita' nei confronti del gregge loro affidato'' (ivi). Sarebbe quindi incoerente quel cristiano che sostenesse la legalizzazione delle unioni di fatto.
In particolare ricordiamo l'affermazione precisa della Congregazione per la Dottrina della Fede, secondo cui, nel caso di ''un progetto di legge favorevole al riconoscimento legale delle unioni omosessuali, il parlamentare cattolico ha il dovere morale di esprimere chiaramente e pubblicamente il suo disaccordo e votare contro il progetto di legge'' (Considerazioni della Congregazione per la Dottrina della Fede circa i progetti di riconoscimento legale delle unioni tra persone omosessuali, 3 giugno 2003, n. 10).
Il fedele cristiano e' tenuto a formare la propria coscienza confrontandosi seriamente con l'insegnamento del Magistero e pertanto non ''puo' appellarsi al principio del pluralismo e dell'autonomia dei laici in politica, favorendo soluzioni che compromettano o che attenuino la salvaguardia delle esigenze etiche fondamentali per il bene comune della societa''' (Nota dottrinale della Congregazione per la Dottrina della Fede circa alcune questioni riguardanti l'impegno e il comportamento dei cattolici nella vita politica, 24 novembre 2002, n. 5).
Comprendiamo la fatica e le tensioni sperimentate dai cattolici impegnati in politica in un contesto culturale come quello attuale, nel quale la visione autenticamente umana della persona e' contestata in modo radicale. Ma e' anche per questo che i cristiani sono chiamati a impegnarsi in politica.
Affidiamo queste riflessioni alla coscienza di tutti e in particolare a quanti hanno la responsabilita' di fare le leggi, affinche' si interroghino sulle scelte coerenti da compiere e sulle conseguenze future delle loro decisioni.
Questa Nota rientra nella sollecitudine pastorale che l'intera comunita' cristiana e' chiamata quotidianamente ad esprimere verso le persone e le famiglie e che nasce dall'amore di Cristo per tutti i nostri fratelli in umanita'''.
La Nota firmata dai vescovi del consiglio permanente della Cei porta la data odierna del 28 marzo.
NO COMMENT !!!
P.S. Considerato che in Italia i votanti nel 2006 sono stati circa 40 milioni e che si stima che la percentuale di omosessuali mondiale sia almeno del 5% (secondo il rapporto Kinsey che però ha più di 50 anni, oggigiorno sono sicuramente di più...) , quindi circa 2 milioni di voti, siete sicuri signori politici cattolici che valga la pena bruciarsi questo bel pacchetto di possibili elettori? Per non parlare di tutti gli eterosessuali non sposati...
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sabato, 24 marzo 2007, ore 03:13
«Ed ecco qua la First Lady degli Stati Uniti. Ed è brava. Ragazzi, ve lo dico, è brava! Quando parla, lei è molto credibile perché è una persona onesta e credibile...»
George Dubya Bush
Insomma, è credibile perché è credibile... che lampo di genio!
bhikkhu
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